Quando abbiamo creato i Partigiani la prima scelta che abbiamo fatto è stata quella di non privilegiare il ceto politico ma di ricucire il rapporto tra chi del PD non voleva saperne più nulla e chi in questa terra ogni giorno e con coraggio, in un quartiere periferico di Palermo piuttosto che al centro di Catania, tiene aperti i nostri circoli ed alta la nostra bandiera.

Girando la Sicilia in lungo e in largo il mantra era ed è solo uno: “si vince se uniti, scardiniamo le correnti, rinnoviamo la classe dirigente”

Si, perché ad ogni militante e ad ogni elettore del PD l’unica cosa che preme veramente  è fermare l’onda nazionalpopulista emersa dalle ultime elezioni. Anche in Sicilia serve un PD unito per contrastare quello che abbiamo denunciato come un governo inadeguato che strizza apertamente gli occhi alla peggiore “destra salviniana”.

In questi mesi abbiamo lavorato per dare un profilo all’opposizione contro i Cinquestelle e contro Salvini con il simbolo del PD in campo, per riconnetterci ad un’opinione pubblica che sembra averci preso per nemici: una battaglia controvento.  Abbiamo lavorato soli, accompagnati dagli sfottò di alcuni rancorosi compagni di partito e dalle pacche sulle spalle di chi con l’altra mano affilava il coltello da usare contro di noi al congresso.

Abbiamo lavorato per un percorso unitario senza sosta: volevamo che il partito trovasse le ragioni dello stare insieme e si tuffasse il prima possibile nella sfida dell’opposizione. Per questo motivo ho sostenuto la scelta di celebrare il congresso anticipatamente rispetto a quello nazionale.

Così abbiamo lavorato sodo senza riuscire a portare alla ragionevolezza chi pensa che il congresso serva a decidere che il Pd gli appartiene: in nome di una presunta vittoria di Nicola Zingaretti (persona seria e che stimo ma che non sosterrò) bisognava rovesciare il tavolo restituendo il bastone di comando a chi pensa di giocare la rivincita  riportando in scena i soliti protagonisti, come se il resto – noi compresi – fosse frutto di un incidente.

Non è un fatto di colore o una coincidenza che fra i sostenitori di Nicola Zingaretti  e della sua candidata in Sicilia la maggioranza abbia sostenuto Renzi.

Per essere più precisi hanno sostenuto Renzi quando era forte e potente, così come avevano prima sostenuto Bersani e prima ancora Veltroni, anche quando fu presa la decisione di eleggere Francantonio Genovese segretario in Sicilia.

Tutte scelte legittime, per carità, anche se non condivisibili, figlie degli esiti delle ultime elezioni regionali. Il mondo della sinistra storica è uscito molto ridimensionato da quell’appuntamento, pur avendo dato un grande contributo alla tenuta delle liste. Fu una scelta dell’attuale capogruppo all’Assemblea Regionale, invece, partecipare a quella competizione indicando solo tre candidati su 62 che componevano le liste, con l’obiettivo (riuscito) di condizionarne i risultati una volta tenutosi le mani libere. E così è stato, con l’esclusione di molti componenti del vecchio gruppo parlamentare che ora alla stessa area politica di Lupo affidano le proprie speranze: buona fortuna!

Quando Davide Faraone mi ha chiesto di accompagnarlo ho subito capito il senso della proposta: proviamo ad unire una generazione politica. Davide è stato un uomo di Governo ed io di Partito, lui è moderato ed io di sinistra, anche se abbiamo entrambi militato nei Ds. Lui ha 43 anni ed anche io.  Mi ha colpito il coraggio con il quale ha scelto di costruire questo percorso, che per ciascuno di noi era tutto tranne che scontato, perché non abbiamo mai espresso i dissensi a mezza bocca aspettando il momento giusto per qualche ripicca, ma abbiamo sempre parlato a voce alta e cercato di affrontare le questioni.  Io non sono “signore delle preferenze”, non sposto masse né tantomeno pacchetti di tessere. Non ho circoli nelle mia segreteria perché non ho nemmeno la segreteria. Rappresento, con altre persone, un pezzo di classe dirigente che ha deciso di ribellarsi al sistema che si riorganizza cambiando abito come per una cena di gala.

Le scelte sorprendenti di autorevoli parlamentari regionali del Pd come Baldo Gucciardi, in questi giorni, indicano chiaramente che abbiamo fatto bene ad accettare e che Davide ha fatto bene a porsi il tema di unire la nostra generazione.

Abbiamo posto a Davide il problema di costruire insieme una nuova forma partito che valorizzi le migliori risorse umane e che non cancelli la nostra identità, ma che si sforzi di superare l’idea che metti assieme tre-quattro deputati regionali e siamo tutti contenti.

Sono convinto che i congressi provinciali debbano servire a costruire e valorizzare la migliore classe dirigente di cui disponiamo superando il “partito tesserificio” che provano ad imporci nel nome dell’autotutela. Mi viene da ridere a sentire le parole circoli, militanti dalla bocca di chi fino ad ora non ha fatto altro che mortificarli. Su questo mi piacerebbe confrontarmi pubblicamente con la candidata “zingarettiana” e con i suoi big sponsor.

In questo congresso non si misureranno solo due modelli di Partito e due idee di Sicilia ma si misureranno anche due concezioni di “Sinistra”: quella di chi è stato protagonista di tutte le stagioni, riducendola ad una ridotta reducistica e feudale e quella di chi, come noi, pensa che la sinistra vada  ripensata nella forma e nella sostanza. Di chi pensa che ne vada riscritto il vocabolario adattandolo alle nuove sfide che la società siciliana ci consegna.

Il lavoro che abbiamo fatto in questi mesi, non  ultimo ad Agorà, va esattamente in questa direzione.

Solo gli intellettualmente poveri possono pensare che la nostra presenza a sostegno di Davide sia dettato dalla convenienza dell’incarico di vicesegretario: dico fin da subito che se Teresa è disponibile ad accettarlo le cedo il mio ruolo immediatamente. Per l’unità del Pd questo e altro.

Abbiamo scelto di essere ancora una volta noi stessi e cioè l’imprevisto che cambia il gioco. L’errore che scardina il “sistema”. Chiunque vorrà dare una mano a “cambiare il partito ma non a cambiare partito” sarà nostro compagno di strada. Con una precisazione: nessuno faccia il “moralista della coerenza” perché, citando Popper, nessuno, ma proprio nessuno, ne possiede la patente. Buon congresso a tutti!

Un abbraccio e grazie,  Antonio Rubino a nome dei PartigianiDem

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